Venerdì, 29 Settembre 2017

Green fashion al Tb Studio per la Milano fashion week

annadare29settembre

Il Green Carpet della Milano Fashion Week è stato un grande successo. Ma ho trovato della moda ancora più Green, sempre alla Milano Fashion Weel, e più precisamente al  TB Studio by Tariel Bisharyan, tra i suoi Emerging Talents

Si, lo so che ormai la Milano fashion week è passata e dimenticata. E che adesso c’è la Paris Fashion week e che tutti parlano di quella. Ma penso anche che la Milano Fashion Week del 2017 verrà ricordata per il Green Carpet, e per il fatto che finalmente la moda, in modo chiaro e forte, sta prendendo posizione sul tema dell’ambiente. Non soltanto concentrandosi su un modo di produrre ecosostenibile, ma diffondendo il messaggio che tutti, anche con i vestiti, dobbiamo contribuire a salvare il pianeta.


E al di là dei grandi brand che hanno partecipato al Green Carpet, c’è tutto un movimento anche di piccoli marchi che producono moda in modo ecologico, rispettoso del mondo che ci circonda e anche di chi la moda la indossa.


Domenica sera sono stata al Tb studio showroom, dove venivano presentati dei talenti emergenti. Lo show era organizzato da Tariel Bisharyan, un giovane armeno che conosco da un po’ e che trovo particolarmente bravo a scovare marchi interessanti e innovativi. Tutti erano degni di nota: Clevi, un giovane marchio creato da una ragazza di Brescia, con una piccola collezione di capi in bianco, rosso e nero, interamente prodotti in Italia e vicino a Brescia; Gleni, designer di borse, pezzi unici realizzati con pelli esotiche ma lavorate in Toscana; Roberta Cenci, una signora che, nonostante o grazie a una famiglia di cinque bambini si è inventata delle scarpe degne di Jimmy Choo.


Però per me la più interessante tra gli stilisti emergenti è Nanaaleo. Di base in Puglia, ha un progetto davvero green. Tutti gli abiti, al momento sartoriali e di lusso, ma in prospettiva anche prét-a-porter, sono fatti di fibre naturali, lino, canapa, ginestra. Ivana Pantaleo, la creatrice del marchio, fa un lavoro di recupero di materiali che una volta si usavano per l’abbigliamento, e di tutto il processo, dalla coltivazione alla filatura. La sua seta è Peace silk (prodotta lasciando uscire i bachi dal seta dal bozzolo invece di ucciderli quando sono ancora dentro). I coloranti sono vegetali. E così i vestiti creati da Nanaaleo non solo non fanno male, ma possono fare bene alla pelle: si sa ad esempio che la seta contiene una proteina con effetto idratante. In più vengono riutilizzati tutti gli scarti, e in molti casi anche scarti di altre produzioni industriali o agricole. In questo modo tutta la filiera è non solo controllata ma virtuosamente usata. E E potete immaginare come, per una fashion blogger che ha scelto di fare la volontaria per Legambiente, scoprire questa storia sia stato bellissimo!


E così ho finito il mio fashion weekend veramente in bellezza, con una storia esemplare e incoraggiante su cui spero di poter scrivere ancora. Ringrazio davvero Tariel per avermi invitato!


Buona giornata!
Anna da Re

 

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