Venerdì, 28 Aprile 2017

Trieste e il fascino del confine

annadaretriesteok

Sono stata a Trieste, e l'ho trovata affascinante. E vi racconto dei pensieri che mi sono venuti visitandola
 

Sono stata a Trieste per qualche giorno. Non ci ero mai veramente stata, soltanto di passaggio. Trieste è veramente al limite dell’Italia, il confine est. Ed è un confine veramente alle porte della città. Ed è letteralmente sul mare, molto più sul mare di altre città di mare, con un approccio al mare più da città turistica che da porto commerciale. E proprio alle sue spalle ci sono foreste e montagne. E’ geograficamente un posto speciale.


Mia nonna veniva dal Friuli, anche se un’altra zona, più a nord e più interna. Mio padre era nato a Udine, non molto distante. Virtualmente ho dei parenti da quelle parti. Dico virtualmente perché non li ho mai conosciuti, almeno non da giovane o da adulta, ma ne ho sentito parlare nei racconti di famiglia. E camminando per Trieste con mia sorella nomi e luoghi e vecchi ricordi emergevano spontaneamente. E’ stato bello.


Siamo state al museo della storia dalmata e istriana e abbiamo rinfrescato le vaghe nozioni che avevamo sulla storia tormentata di quei posti. E’ sempre stato difficile vivere sui confini, ma è anche affascinante e con tante sfide e tanta ricchezza. Ed è interessante che tutto questo si senta, camminando per Trieste.


Del tutto per caso ma per niente a caso in quei giorni stavo leggendo Anime baltiche, un bellissimo libro che racconta la vita di artisti nati nei paesi sul Baltico, Lettonia, Estonia e Lituania, paesi in cui dominazioni, lingue e destini si sono avvicendati e mescolati e scontrati. Artisti che quindi hanno sofferto ma anche fatto tesoro della loro origine geograficamente e culturalmente complicata. Artisti strappati alla terra in cui sono nati dalla storia. Artisti con appartenenze solo immaginarie. Mi è venuta in mente quella metà di incontro che ho seguito con Edna O’Brien a Tempo di libri: lei diceva che il bisogno di appartenenza è fondamentale e universale. Nel suo libro i protagonisti sono senza luogo, senza appartenenza.


E quindi che cos’è, e dov’è, casa? Che cosa vuol dire casa? Qual è il posto a cui apparteniamo? Devo dirvi che, dopo lunghi studi di psicologia e su me stessa, penso che la propria casa sia dentro se stessi, e che se stessi è anche il posto a cui apparteniamo.


Quando sono ritornata a Monza e stavo camminando verso casa sotto una pioggia battente, senza ombrello, ho pensato tra poco sono a casa. La casa è dove sono, dove abito ora e per ora.
E oggi niente selfieinthekitchen o selfieinthelivingroom o selfieintheoffice. Solo una foto di Trieste che ho preso da un belvedere sulla strada per il confine.

 

Buona giornata!
Anna da Re

 

(0)
Non ci sono ancora commenti!
Commenta anche tu!
Nome (minimo 6 caratteri) *
Email *
Commento (massimo 1000 caratteri) *
Inserisci il codice *
Chi sono
Sono Anna da Re e questo è il primo e unico fashion blog per signore giovani dentro. Dove si sorride, si raccontano storie e si guarda ottimisticamente alla vita!
Seguimi
© 2017 Anna da Re - Tutti i diritti riservati - Privacy policy - Credits
buzzoole code